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Esce allo scoperto Aimé Dontigny, personaggio sempre troppo (volutamente) ai margini della scena canadese e internazionale, e lo fa con un disco solista (dovrebbe essere il secondo), sebbene sia coadiuvato da un manipolo di collaboratori storici come Paul Dolden, Diane Labrosse e Jon Vaughn. Diciamo la verità, nonostante i numeri li abbia tutti, il nostro non si pubblicizza nemmeno poi molto, preferendo rimanere ancorato a posizioni, forse un pò idealistiche, di indipendenza e libertà; eppure ci sarebbero di cose da dire sul suo contro, basterebbe ricordare che intorno a lui gira Actuellecd nonché l’etichetta No-Type, ed alcuni dei progetti musicali più belli in ordine a manipolazione elettronica selvaggia e libera (morceaux_de_machines, Napalm Jazz, etc.). L’esperienza decennale di A_Dontigny viene qui condensata, tramite un raccolta non differenziata di materiali vari, in un immenso lavoro di ‘taglia e cuci’ tra gli innumerevoli samples, i bit elettronici e le parti suonate (la chitarra elettrica, il basso e il violoncello) che fanno da contrappunto alle forme iconoclaste dell’elettronica a largo uso. Le origini dei samples sono varie e difformi, la loro natura è fatta salva, ma la forma si manifesta mutevole: è la disintegrazione dello spettacolo (musicale), a sua volta strumento di unificazione, ed unica, vera e necessaria rappresentazione del mondo. Non servono altre parole. Grande.
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