`(nulla esiste)´

Autore disco:

l’amorth duo

Etichetta:

Setola di Maiale (I)

Link:

www.setoladimaiale.net
www.stefanogiust.blogspot.com

Formato:

CD-R

Anno di Pubblicazione:

2007

Titoli:

1) parte prima 2) parte seconda

Durata:

38:46

Con:

Marino José Malagnino, Stefano Giust

c'è rumore e rumore / Da Non Confondere Con Il Valium

x Andrea Ferraris / Marco Carcasi

Sì, c’è un certo piacere primitivo nel rumore, non lo scopro di certo io, non sarà un caso che persino un cervellone come Steve Reich nei suoi infiniti onanismi compositivi abbia lasciato ai posteri una traccia suonata con soli sassi (suonata con progressioni aritmetiche, quasi ipnotica e con poche variazioni, in perfetto stile seriale …come i killer). Per nulla minimalisti Malagnino e Giust in realtà rimandano a due considerazioni ben precise: la prima è che viviamo sempre più in un’era dominata dal rumore (e dal caos) quindi se una volta Merzbow era un matto, oggi non risulta certo pop o glam ma senza dubbio è più digerito anche grazie ai suoi epigoni. L’altra considerazione si lega al fatto che Russolo aveva davvero capito tutto (anche che in Italia per un futurista non “di regime” tirava una brutta aria) e mi pare evidente che il tempo lo stia dimostrando. Fatte queste premesse il lavoro del l’amorth duo merita una bella specifica infatti pur essendo incentrato sul rumorismo è molto organizzato e per nulla fatto in modo random (modus in cui molti sembrano aver interpretato la disciplina) e per di più essendoci rumore e rumore, non rientrano assolutamente nella categoria industriale. In un mondo (soprattutto intellettuale) dove si dichiara la caduta delle categorie musicali, in realtà i generi restano inquadrati per bene senza rischiare troppa apertura ma in fin dei conti spesso si tratta di “circuiti” e di per sé ben compartimentati. (nulla esiste) sviluppa il rumore con un approccio free e non free-form, tanto che nonostante l’enorme differenza, in un certo senso si potrebbe ricollegare ad alcuni lavori di Z’ev (mai troppo osannato) soprattutto quando faceva parte del giro dei matti nuovaiorchesi. Anzi, continuando per questa via direi che il lavoro del l’amorth duo viaggia sul binario della sperimentazione knitting factory della No New York. Ikue Mori prima di ingentilirsi e Arto Lindsay prima di intraprendere il percorso che lo ha portato a bagnarsi nella “saudaji”, avrebbero potuto produrre anche della caciara di questo tipo nel periodo DNA. La registrazione e l’esecuzione sono live, “opera pronta subito e consumata sul posto” tanto che forse non avrebbe neppure avuto senso registrarla con più finezza: nella migliore tradizione free si tratta di un’istantanea del tipo “love it or leave it” quindi più che un disco è la pagina di un diario.
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Astioso; iroso ed isolato.
Non purifica, non disseta, non tonifica, non rilassa. Fottuta mattanza orgogliosa, altro destino pare non essergli riservato tranne, l’accatastamento frettoloso.
Divenire elemento collante (in previsione) fra polvere e suolo, nell’angolo dello scaffale più in alto (o più in basso, la disposizione dei vostri cd son affari che non mi riguardano…).
Questo disguido non li turberà di certo.
Ma si presti attenzione in futuro, nel diffonder nell’ambiente domestico, a cuor leggero, queste sequenze rovinose; l’attesa del consenso potrebbe rivelarsi infinita e non indolore.
Da non usare negli approcci amorosi occasionali.
Potreste guadagnarvi un calcio nei coglioni.
“Nulla Esiste” brancola cieco, si muove di sbieco nella formula dell’ascolto quotidiano, non libera particelle rigeneratrici, non emana aromi finemente speziati, al contrario; ti smazza ben bene sul coppino e poi ti trascina scalciante per il collo ad osservar da (più) vicino l’interno del secchio dell’immondizia in cucina (sotto il lavello; un classico).
I due esorcisti in questione si abbandonano ad un improvvisazione dissennata ripresa dal vivo che; rifiuta caparbia lo scontro su confortevoli territori civilizzati.
Magmatica esposizione vitale.
Che par essere o altro non può essere che, un violento, fisico, evento; contornato di abbondanti secrezioni corporee.
Battitori estatici in tempo di festa, rituale elusivo, ne acchiappi la coda e ti ritrovi con il braccio incastrato fra le sue mascelle, gli blocchi la testa in una stretta che presumi ferrea e, da povero rincoglionito non ti accorgi che è scorpione che ti trafigge con aculeo velenoso.
Morale: come lo metti lo metti; ti induce a riflettere sull’attuale processo vuoto dell’ascolto.
Che la strumentazione di Giust e Malagnino sia povera ed astrusa non è cosa che mi (ti) riguardi, il diretto per San Pietroburgo che sta per travolgermi/ti delle (nostre) considerazioni non sa che cazzo farsene.
Ed a questo punto si accende la lampadina, non è per noi, è un rito celebrato unicamente ad uso e consumo del rito stesso!
Un esorcismo, di quelli che Amorth Padre conduce in porto fra convulsioni e bava alla bocca. Un ristabilire l’equilibrio; un riallineamento del segnale di ascolto.
Poi a definirlo non ci vuol nulla (ed è pure da scemi), ma normalizzarlo è impresa vera, sia che lo si voglia far passare come noise, sia che lo si voglia far passare come free.
Potrò raccontarmela complessa la storia; ma il silenzio della battuta finale la saprà sempre più lunga di me.
“Nulla Esiste” è.
Carne viva che palpita.
Null’altro.
Non vi è bellezza, non vi è attrattiva.
Esiste.
Basta a se stesso.
Questo pianeta grazie a Dio non ci ricorderà.
Come biasimarlo?
Grazie per avermelo ricordato Stefano.
Grazie per avermelo ricordato Marino.
La bellezza dell’ortica, del rospo e della iena.


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Data Recensione: 2/4/2008
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