`Puttanesca´

Autore disco:

Puttanesca

Etichetta:

Catasonic (USA)

Link:

www.catasonic.com/Puttanesca
www.myspace.com/puttanescatheband
www.unbrucoblu.it/content/category/5/20/37/

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2007

Titoli:

1) Shift 2) Fruit Filled Pancake 3) Shiny Red Box 4) Firecrackergirl 5) Action Hero 6) White Nylon 7) Red Haired Woman 8) Here I Come 9) Spider 10) Watch Out 11) Lick My Decals Off Baby

Durata:

37:30

Con:

Joe Baiza (Chitarra), Weba Garrestson (Voce), Wayne Griffin (Batteria), Ralph Gorodetsky (Basso)

quando punk e jazz parlano la stessa lingua

x Matteo Vavassori

Il nome del gruppo e la copertina dell’album possono, in qualche maniera, trarre in inganno; ci si potrebbe aspettare un disco stralunato e demenziale sul solco dei Devo. Sicuramente una certa ironia è disseminata nell’album, tuttavia qui si tratta di musica sofisticata, per quanto energica, e ricercata, per quanto sporca. Il disco dei Puttanesca è frutto dell’intelligenza musicale del chitarrista Joe Baiza e del lavoro degli altri notevoli componenti della band, sui quali spicca la voce versatile e colta di Weba Garretson, già interprete di musica impegnata, Kurt Weill e Bertold Brecht, tra gli altri.
La forza dell’album dei Puttanesca mi sembra risieda in una sorta di unità nella varietà; rendendomi conto di quanto sia vaga questa valutazione, vado a circostanziare. Il nostro gruppo compie, lungo il percorso dei vari brani, un attraversamento di diversi generi, dal funk, al jazz, dal blues, al punk, al recital, mantenendo, tuttavia, una solida compattezza stilistica. Tale compattezza si rivela in un preciso approccio alla musica, che si manifesta in una attitudine a un suono scabro, puro, privo di effetti e di fronzoli, ma sostenuto da un forte impatto sonoro e da una attenzione alla qualità degli arrangiamenti. Da un certo punto di vista, si ravvisa in questa musica una tendenza alla sottrazione: i vari generi vengono spogliati di ogni elemento superfluo, di ogni orpello non necessario e presentati nella loro scarna struttura. Questa modalità dona alla musica una forza peculiare, una freschezza vibrante, autenticità e immediatezza da esecuzione live. In questo senso può tornare alla mente il Brown Album dei Primus, con il suo rifiuto della levigatezza, del suono patinato, con le sue sonorità sporche, scabre, non trattate. Anche nei Puttanesca si capta una tale tensione alla spontaneità propria della presa diretta che privilegia un materiale quasi grezzo, ma carico delle tensioni e delle potenzialità del “non finito”. È questa la vena punk e hardcore che caratterizza l’album. Occorre comprendere come qui per punk non si intenda il rifiuto della tecnica, dello studio, della tradizione, perfino del bello; il punk, piuttosto, in questa musica funziona come un vento secco che soffia con violenza sui generi musicali sfrondandoli di ogni elemento esornativo o accessorio, rivelandone, invece, le strutture portanti e profonde, le zone sensibili, i centri di forza.
D’altro lato, oltre che da un’attitudine punk, il disco è sicuramente animato da una attitudine jazz. Ovviamente, bisogna specificare quale jazz. È noto che Joe Baiza, già nei suoi progetti precedenti, ad esempio i Saccarine Trust e gli Universal Congress Of, si è esplicitamente richiamato a quel concetto musicale coniato da Ornette Coleman con il nome di Harmolodic. Un tale concetto, benché mai teorizzato nel dettaglio dal sassofonista free, prevede un approccio totalmente libero alla materia musicale, una forma di improvvisazione che fugga le regole classiche della scala tonale così da dar vita a musiche inaudite e spiazzanti. Coleman lo definisce «una maniera di rimuovere il sistema delle caste dal suono». È una ribellione nei confronti della gerarchia, delle regole, della rigidità, dello stereotipo, uno slancio verso il nuovo, il libero, l’‘a venire’. Baiza ha abbracciato a tal punto questa idea musicale, da dar vita a una sua propria derivazione personale, chiamata Mecolodic (addirittura il suo album con gli Universal Congress of intitolato “This is mecolodics” presenta una copertina completamente ripresa da quella di “This is our music” di Ornette Coleman). Si capisce, di conseguenza, come non si produca un contrasto stridente nell’accostamento di attitudine punk e attitudine jazz, dal momento che entrambe rispondono a una medesima esigenza, quella di abbandonare il cliché, affrancarsi da esso per volgersi all’imprevedibile; qualcosa di analogo fecero nei tempi andati i Lounge Lizards, coniugando bebop e postpunk.
Per riprendere sinteticamente: il metodo che mi sembra adottino i Puttanesca consiste nello spogliare i generi di ciò che risulta puramente decorativo così da rivelarne i centri di forza, per poi volgersi a questa materia prima vibrante al fine di lavorarla in modo tale da strapparla alla fissità dello stereotipo e liberarne le potenzialità e le tensioni. Una tale vocazione a una musica libera e svincolata dalle regole è peraltro dichiarata dall’ultima traccia dell’album, una cover di Lick My Decals Off, Baby di Captain Beefheart, altro riferimento obbligato del gruppo, data la sua capacità di impadronirsi dei generi musicali, spogliarli di ogni facile attrattiva e piegarli al suo genio perverso e ai suoi folli desideri.
Ogni componente del gruppo porta il suo contributo a una tale opera. Wayne Griffin alla batteria e Ralph Gorodetsky al basso, già compagni di Baiza in altri progetti (sostanzialmente i Puttanesca sono i Mecolodiacs di “Glamjazz” più la Garretson alla voce), prestano i loro strumenti alla costruzione di una struttura ritmica che oscilla tra funk e jazz, impreziosendola di ritmiche complesse e accattivanti e di assoli fluidi e trascinanti. Joe Baiza alla chitarra si produce in riff coinvolgenti, ritmiche e fraseggi efficaci, assoli dissonanti e suoni taglienti. La sua maniera di suonare si distingue per esperienza e originalità, mostrando una fantasia e una intelligenza musicale rare e un gusto del tutto originale e personale. Si ravvisa, nella sua arte chitarristica, uno speciale impasto di Gang Of Four e James Blood Ulmer. Una caratteristica notevole dell’album è poi la maniera a un tempo sofisticata e accattivante in cui la chitarra di Baiza fa da contrappunto e dialoga con la voce di Weba Garretson. Quest’ultima, si muove con agilità dal cantato funk, a intuizioni sperimentali alla Diamanda Galas, dal cabaret brechtiano alla Ute Lemper, fino alle asperità del punk, il tutto con estrema naturalezza e spontaneità, sobrietà e misura.
Il primo brano dell’album inizia come una jazz ballad, l’inserimento progressivo di batteria e basso crea una tensione che trova il culmine nello squarcio provocato dall’intrusione di una chitarra tagliente.
Here I come è un funky scheletrico e graffiante con interventi misurati di una sessione di fiati.
Con Fruit filled pancake i puttanesca creano un meccanismo ritmico e funkeggiante con un assolo atonale di chitarra piantato nel mezzo come un chiodo. Firecracker girl è un pezzo teso a produrre una suspense che si scarica grazie a un riff di chitarra coinvolgente.
Watch out si serve di una chitarra frippiana e agitata e di un velocissimo talking, un frenetico e spiazzante recitar cantando con una foga punk.
Red Haired Woman è una traccia delicata, ma ironica; una tromba davisiana e un flauto jazz e bucolico accompagnano la voce della Garretson in questo pezzo che fluttua tra la fiaba e il night club.
Shiny red Box oscilla tra un minimale hard rock e un funky lunare e straniato. Action hero è un pezzo quasi primusiano con basso in evidenza e melodicamente insinuante.
Spider suona come un blues distorto, ipnotico e pericoloso come un ragno. White Nylon è come un mare calmo in superficie che nasconde dei vortici abissali.
Rispetto all’originale di Captain Beefheart, Lick My Decails off, Baby, risulta meno primitiva e singhiozzante, tuttavia mantiene un che di scivoloso e pericoloso, di percussivo e asfissiante.


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Data Recensione: 21/1/2008
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