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Giorni fa mi sono procurato anch’io un paio di dischi dei Gogol Bordello. Cazzo, ne parlano tutti, anche la Repubblica, e che sono io, l’unico stronzo che non li hai mai sentiti? E visto che ho pure la pretesa (non si sa quanto poi legittima) di scrivere su questa fanzine musicale, magari è meglio se resto aggiornato e se evito di papparmi tutto quello che mi mandano le press agency e nel tempo libero sfogarmi sui classici new wave anni ’80. Quindi mi sono ascoltato i Gogol Bordello. Carini. Energici. Capisco perché in tanti ci impazziscono, soprattutto se giovani. Io però sono un po’ più vecchiotto e forse abbisogno di qualcosa di più tranquillo, o forse più raffinato, chissà. Fatto sta che mi è arrivato giorni fa un CD in elegante digipack ma senza uno straccio di nome di etichetta scritto sopra. Solo autore e titolo. Possibile che non ci sia una label, per quanto piccola e povera, dietro di esso? Ebbene, digitando l’URL che è indicato su tale disco (non c’è nessuna press sheet), scopro che è proprio così: è uno scrauso CD autoprodotto.
Come si intrecciano le due storie? Ebbene, i qui recensiti Vialka sono un duo (Marylise Frecheville ed Éric Boros) dedito ad un incorcio tra folk, punk e jazz che potrebbe far impallidire gli ormai famosi zingari mainstream. Il bello è che hanno scarsità di mezzi (sono appunto solo in due, per cominciare), e quindi se la suonano e cantano da soli: lei percussioni e voce, lui chitarra e voce. In mano ad un produttore bravissimo, Bob Drake, ne esce un fantastico disco che loro definisco (anche) turbo-folk. Velocissimo, nervoso ma mai irritante (sebbene la cantante gorgheggi in maniere talvolta bizzarrissime), pieno di cambi di tempo ed atmosfera, ma senza mai abbandonarsi al virtuosismo (ma i due ci sanno fare, eccome), ironico, fottutamente allegro. A volte fa venir voglia di ballare come un giullare mediovale (Menestrels), altre di saltare al ritmo del cabaret (l’apertura trascinante di Incapable); in altri casi ci si abbandona ai mille cambi d’atmosfera tra rock e martellamenti rapidissimi di gloekenspiel di Grenade, per chiudere con la filastrocca a due voci di Gulag Song (quasi mi ricorda i coretti dei Queen).
Da Fnac i Gogol Bordello sono sugli espositori all’ingresso. I Vialka non hanno un’etichetta che li pubblica. Che mondo di merda.
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