`La Stanza di Swedenborg´

Autore disco:

Vanessa Van Basten

Etichetta:

Eibon / Cold Current / Radiotarab / Noisecult (I)

Link:

www.eibonrecords.com
www.myspace.com/vanessavanbasten

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2006

Titoli:

1) La Stanza di Swedenborg 2) Love 3) Dole 4) Giornada De Oro 5) Il Faro 6) Floaters 7) Vanja 8) Good Morning, Vanessa Van Basten

Durata:

40:13

Con:

Morgan Bellini, Stefano Parodi

Heavy-Post-Rock con sentimento

x Giuseppe Verticchio

Ricevo questo album all'interno di un plico con indicato sul mittente 'Eibon', etichetta che, in coproduzione con Cold Current, Radiotarab e Noisecult ha realizzato questo CD.
Non conosco nulla di Vanessa Van Basten, e solo leggendo successivamente tra le note di copertina apprendo che si tratta di un progetto di Morgan Bellini e Stefano Parodi, artisti che comunque, fino ad ora, non ho mai avuto occasione di conoscere e ascoltare.
Non ho assolutamente idea di cosa aspettarmi, e l'inizio molto 'cinematografico' del primo brano (la title track) nel quale suoni d'atmosfera di sottofondo si accompagnano a frammenti di dialoghi da film inerenti l'argomento (La Stanza di Swedenborg), evidentemente 'catturati' da qualche vecchia pellicola, mi stupiscono piacevolmente e mi trascinano immediatamente 'dentro' la musica...
Si tratta di certo di una specie di 'introduzione', e intuisco subito che presto 'qualcosa' cambierà... Ecco infatti d'improvviso irrompere il suono di una lenta e cadenzata parte ritmica di batteria, chitarre elettriche distorte e parti melodiche di synth, in un amalgama sonoro d'impronta evidentemente 'rock' ma contaminato da influenze altre, dark-gothic, metal, e non ultima una componente elettronica, soprattutto evidente in termini di trattamento del suono, sicuramente piuttosto presente e ricercata...
Molto bello... Semplicemente.
Seguono i 40 secondi del brevissimo brano Love.
Poco più di un 'abbozzo' sonoro, o un interludio se vogliamo, caratterizzato fondamentalmente da suoni di chitarra acustica su cui è sovrapposto uno strano suono molto trattato in loop di probabile, ma sicuramente poco decifrabile, derivazione vocale.
Quindi alcuni brevi istanti di arpeggi di chitarra, su cui si inseriscono quasi immediatamente altre parti di chitarra elettrica, synths e batteria, in una forma sonora analoga a quanto già proposto nella traccia introduttiva. È il brano Dole, che poco oltre evolve con l'aggiunta di una parte cantata, seppure questa appare piuttosto trattata e tenuta sommessamente in secondo piano, e nel prosieguo, per alcuni istanti, si interrompe la parte ritmica, per qualche istante di maggiore 'stasi' e 'atmosfera'.
Un altro bel brano, decisamente ben costruito, ben suonato...
Sorprende decisamente, e 'spiazza' anche un po', l'inizio quasi 'folk' di Giornada de Oro, con nitidissime parti ritmiche di chitarra acustica e armonica a bocca.
Straordinaria e di grande impatto, evocativa e quasi 'sinfonica', l'esplosione di suoni e ritmo che dopo un paio di minuti 'dirotta' le atmosfere verso altra direzione, ma non è un cambio di direzione definitivo, perchè oltre ancora torna nuovamente lo splendido suono di chitarre acustiche, stavolta adagiate su sfondi di tappeti di sintetici dal suono caldo e 'spazioso'.
Piccoli 'tocchi' di chitarra, e atmosfere quasi ambientali, ma caratterizzate da una evidente componente melodica, nel seguente Il Faro. Due minuti di musica sognante, dolce e crepuscolare...
Quindi Floaters, altro affascinante e 'classico' brano costruito ancora con efficaci progressioni di chitarre elettriche, batteria, synths e una voce tenuta ancora discretamente sullo sfondo; il brano 'accelera' un po' in termine di ritmo, saturazione ed 'enfasi' nella seconda parte, per concludersi invece con alcune manciate di secondi di atmosfere più 'discrete' e sommesse che fungono da 'ponte' verso il brano successivo.
Vanja appare in forma di un drone elettrico/elettronico, moderatamente distorto, controllato e modulato. Si sovrappongono ad esso ronzii, e sibili di voci distanti e riverberate, il tutto per una durata di tre minuti e mezzo. Completamente diverso da tutto quanto ascoltato fino ad ora.
I quattordici minuti circa del brano che segue, Good Morning, Vanessa Van Basten, sono in realtà da suddividere idealmente in tre parti distinte...
La prima costituita da sovvrapposizione di suoni di chitarra elettrica, batteria e qualche suono sintetico, il tutto racchiuso in una 'struttura' compositiva piuttosto semplice che si conclude in un 'classico' crescendo.
Quindi una seconda parte, dove domina un prolungato suono di feedback, aspro e tagliente, in vario modo modulato. Qui il segnale sonoro si decompone sempre più per sprofondare infine in un silenzio totale che durerà per circa tre minuti.
Quindi un'ultima breve parte, circa quattro minuti, in cui compaiono di nuovo parti ritmiche di chitarre acustiche; una sorta di breve 'ripresa' di un certo tipo di atmosfere/sonorità già elaborate e proposte in precedenza in altre parti del CD.
Al termine dell'ascolto vado con curiosità sul sito internet di Eibon per vedere, nella scheda di presentazione del CD, cosa è stato riportato alla voce 'File Under', e vi trovo la dicitura 'Heavy post rock'.
Sicuramente è un'indicazione utile, ma di ulteriore utilità è una visita alla pagina su MySpace di Vanessa Van Basten, dove trovo, tra le 'influenze' citate, il nome di Burzum insieme a quello di Klaus Schulze, all'interno di una rosa di nomi (soltanto alcuni dei quali a me noti...) di artisti, musicisti e registi di cinema (tra cui Linch e Cronenberg...) che in parte sembrano in qualche modo logicamente 'accostabili' tra loro, in parte appaiono invece appartenenti a 'sfere' completamente diverse e difficilmente 'assimilabili'.
Se non riuscite a trovare gli 'anelli di congiunzione' provate ad ascoltare 'La Stanza di Swedenborg', e sicuramente vi si aprirà uno spiraglio...


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Data Recensione: 11/3/2007
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