`Muddy speaking ghosts through my machines´ // `The stones know everything´

Autore disco:

Gianluca Becuzzi & Fabio Orsi

Etichetta:

A silent place (I) // Digitalis (USA)

Link:

www.asilentplace.it
www.digitalisindustries.com
www.kinetixlab.com
www.fabioorsi.blogspot.com

Formato:

CD // 2CD

Anno di Pubblicazione:

2007

Titoli:

1) North of me (At midday) 2) I'm happy here (before the rain) 3) I'm happy here (under the rain) 4) I'm happy here (after the rain) 5) South of me (At midnight) // 1) Blue drones for a ballad (part one) 2) Another day is fade away 3) The History Knocks My Bedroom Door 4) Another night is all around 5) Blue drones for a ballad (part two) / 1) Lights from the middle of nowhere (part one) 2) Timeless 3) Lights from the middle of nowhere (part two)

Durata:

48:31 // 45:30 / 45:30

Con:

Gianluca Becuzzi, Fabio Orsi

Una nuova forma di bellezza dopo

x Salvatore Borrelli

Mi ritrovo quasi come a cavalcare un appuntamento consolidato nuovamente sulle onde dell'ascolto orsiano/becuzziano; mi ritrovo a scriverne, stavolta di due lavori, di cui uno doppio, e questa è anche la prima in cui i due si presentano insieme all'interno di un disco. E' cosa conosciuta, nel nostro piccolo ambiente fatto di scaramucce e minuti microcosmi ognuno seguace della propria famigliola, dell'amicizia che mi lega al duo e cosa ancora più risaputa che il mio carattere scontroso, di fronte ad un testamento, cosa che in parte è una recensione, non certo mi allontana dal prenderne una posizione, per amicalità o affettuosità, soprattutto nei confronti di Fabio. C'è, com'è noto, una pessima abitudine, talvolta estremizzata al punto da recensire i dischi della stessa etichetta di cui si fa parte, ma occuparsi del disco di un amico, non è un conflitto d'interessi né un "giallo d'autore",solo sempre perché il paese è piccolo e la gente mormora! Tuttavia nel periodo in cui furono composti questi due lavori (e molti altri in uscita), ne ho visto, ascoltato, sentito parlare - in prima persona - seguendone evoluzioni, peripezie... e dunque perché non parlarne? Tra l'altro la chitarra nei due dischi è un mio vecchio cimelio sgangherato che l'Orsi ha trasformato in una leggendaria arma neilyounghiana, e vorrei avere contribuito anche solo così, allo sviluppo storico di questa metamorfosi orsiana/becuzziana, anche solo lateralmente.

"Muddy speaking ghosts through my machines" contiene, come spiegano le note, una serie di campioni di Alan Lomax: personaggio molto controverso, e talvolta detestabile, che è sintomaticamente fattore di riscoperta odierna da parte di schiere di appassionati e musicisti e contemporaneamente punto di svolta, finanche nell'ambient, dal momento che questo qui è drone-ambient intervallato da momenti di folk storico sud-americano. L'antropologo Lomax, o il musicologo Lomax, è stato un meticoloso calamitatore di suoni e ne ha registrati infiniti ed insieme alle grandi genealogie musicologiche mantiene un primato almeno enciclopedico come scopritore sopraffino e collezionista di voci: non so tuttavia quanto abbia mai potuto immaginare di trovarsi un giorno, a sua volta, citato come argomento, in un susseguirsi di pistilli piramidali, innesti noise decrescenti e curvature di filtri in bilico ad una marea Roy Montgomery! Mi piace pensare che Fabio Orsi, ed ancora di più Gianluca Becuzzi, siano degli archivisti, e che stiano catalogando, alla stessa maniera di Alan Lomax, non tanto il dolore umano che Charles Himes scriveva così bene (quasi come fosse stato lo stesso il tema che poi sarà del lomaxiano “La terra del blues”), quanto gli spostamenti della macchina fredda del suono; sono, per questo incontro con un altro archivista storico, nella medesima soluzione di "cattura": Lomax si portava dietro una macchina bestiale, pesantissima e registrava per strada la prigionia e la reclusione del Delta e di tanti altri posti del mondo; Becuzzi porta con sé un minidisc e registra il movimento delle pietre, le maree, nella medesima condizione di cattura, di umanizzazione, che è alla base dell'intero lavoro di Lomax. Archeologia umana ed archeologia macchinica: eccone i punti di connessione.
Credo che nei contesti odierni di overcrossing sonoro, la riscoperta di Lomax, ed insieme del folk storico, sia quantomeno necessaria, soprattutto dal momento che l'elettronica, come forma basica non basta più, e per questo alcuni momenti sonori, come quelli dei campioni qui collezionati, arrivano a plasmare il magma ambient del lavoro di base. La prima cosa che spiazza di questo disco pubblicato dall'ottima "A silent place" è la cosiddetta struttura del materiale qui presentato. L'insieme strutturale del disco si mantiene su quattro livelli, talvolta compensativi, più che strutturali: una presenza dronica costante (che diventa canzone solo nella rilettura di I'm happy here, della seconda traccia); una chitarra alla Neil Young che con l'insieme del materiale mantiene una funzione narrativo-melodica, spesso di sopraesposizione; un flusso di frequenze alte, chiaro frutto di Becuzzi, che s'innestano quasi sempre come funzioni di montaggio e cambio narrativo; e la presenza più volte introdotta di campioni, che generalmente sono quasi sempre refrain salienti e spesso commoventi presi dal lavoro di Lomax. Passaggi come quello intorno ai dieci minuti della traccia due, dove parte la lunga cavalcata di I'm happy here, vengono interrotti da un magnetico passaggio di registro, e quindi si potrebbe inquadrare questo lavoro, metatestualmente, come l'insieme di eventi sonori, ognuno a suo modo breve, racchiusi in un movimento dronico circostante, che si presentano come un insieme di loop per lasciar passare il campo ad altri spazi e fuoriuscite sonore. Da questo punto di vista, il disco, non è dissimile a quella struttura ad intervalli di "Memory makes noise" del Becuzzi. L'elemento che scompensa però, nell'intero quadro tesuale di questa narrazione è la mancanza di coesione dei vari momenti, che è come se si disperdessero tutti e restassero imbrigliati nello spazio della loro brevità, senza un vero e proprio tentativo di uniformarli come in una scatola cinese. C’è da chiedersi perché nella traccia tre, si parte con un bluesman per arrivare ad una specie di pioggia ed una lunga cavalcata celestiale subito dopo, ma è chiaro che la dimensione Alan Lomax e quella dronic-oriented sono funzionali l'una per l'altra e che quello che manca in movimento sulle seconde arriva dalle prime. C'è anche da dire che questo lavoro è una ripresa, una rilettura, o più semplicemente un corto che nasce per caso e che viene gonfiato, aggiunto ad altre scene per diventare un film. Il corto era "I'm EP here" ed ora il disco si chiama "Muddy speaking ghosts through my machines". Per quelli che, come me, hanno storto un po' il naso per il numero di produzioni infinite che l'Orsi sta tirando fuori di recente, basta ascoltare l'ultimo pezzo "South of me" per disperdere qualunque dubbio circa la sua genuinità e la sua coerenza fin troppo pura e vitale nell'assemblare dei materiali che hanno oramai raggiunto un grado formale, materiale ed interiore di fortissima bellezza.

"The stones know everything", per quel che so io, doveva mantenere la medesima sincronicità con il Lomax, poi, per questioni di etichette e di scelte legate al copyright, si è deciso di levare i campioni, e sono rimaste tutte le strutture di base, e forse nel lavoro è mutata quella relazione con la melanconia e particolarmente con la melodia. Bisogna dire che ci sono delle differenze molto nette tra i due lavori, talvolta agli antipodi l'uno rispetto l'altro. Laddove il disco su A silent Place cerca una struttura ovattata su cui si sprigionano momenti diversi segnati da percorso della musica nera del Delta, il lavoro su Digitalis approda al nero, alla pece, senza passare per i sample folk: è immediatamente così, si determina come un sasso rovente, nerastro, imperversato dall'ascendenza magnetica della digitalizzazione spinta su lidi sabbiosi e lividi, e raccoglie nella sua mastodontica immanenza una totale continuità con quelli che sono stati i lavori più sepolcrali dei Main per il loro deliquio notturno ed ai materiali del primo isolazionismo orourkinao per la sottocomponente sinfonica e viscosa trasposta tra le strutture sabbiose delle sue basi. La prima differenza che traspare in questo doppio disco è innanzitutto la componente elettroacustica, cosa che nel caso di Fabio Orsi, ha trovato nei suoi dischi sempre maggiore coesione in materiali dediti alla ripetizione di una strofa, alla presentazione di un paesaggio più riconciliante: a differenza di altrove, le strutture di questo disco nei punti culminanti non trovano l'addensarsi di maggiori campioni o lo spunto melodico, per poi riconciliarsi a fine pezzo, ma più una caoticità ed una componente improvvisativa: si tratta di esplosioni e di dissonanze che facili momenti di coesione. Questo, rispetto agli altri, è un disco più cinematografico, e talvolta acusmatico per la cura dei dettagli, per il peso dato ad alcuni elementi di sottofondo nell'amplificazione del volume e per questo somiglia più ad una colonna sonora in un cinema a metà strada tra l'INLAND EMPIRE (di cui alcuni passaggi appaiono IDENTICI) ed un suono più propriamente commutativo, basilare e per questo più vicino al ritmo naturale delle cose, che al tentativo conciliante di un organigramma. Se ascoltiamo propriamente quello che viene prodotto in Italia, se l'ascoltiamo con grande attenzione, ci renderemo immediatamente conto, che questo lavoro ha uno spirito internazionale, e che a differenza di quello che si potrebbe banalmente credere, un disco del genere sta perfettamente in linea con i suoni della Digitalis e con quanto avviene nei settori dell’avant-folk americano. Mentre alcuni musicisti sospinti da una vena dronica, almeno una decina di quelli che hanno preso parte ad iXem, puntavano la loro ricerca su componenti in cui il sonoro, come discorso di esperimento specifico, loggavano le loro alternative attorno ad una minuscola porzione di possibilità, questo lavoro ha una carica più variegata: dall'uso della chitarra, a quello dei microsuoni, e per ultimo alla manipolazione sonora manuale. Quest'ultimo, è infatti l'elemento più presente nel disco ed è un elemento che già avevo scorto durante la performance piombinese di Gianluca Becuzzi. Quest'ultimo non a caso, sta esplorando in prima persona l'ausilio e l'uso di oggetti, come pietre, carta, sostanze varie, nello sfregamento, nel tocco, nel contatto: buona parte di questi materiali sono oggetti quasi vivi, che restano in un piano d'improvvisazione come se si trattasse di uno strumento ed a fare da sfondo c'è un misto di elettronica, dronica e musica ambient. Tra i dischi del duo, anche quelli in cui il Becuzzi appariva come curatore, come fonico, questo è quello meno melodico e meno legato a principi strutturali consolidati. E' il disco che si spinge in questo versante oltre quello che potevamo aspettarci ascoltando Muddy, e solo per questo, e non per altro, è tra i lavori ascoltati finora, l'unico a mio modo di vedere, che può dare una svolta di trecentosessanta gradi a quello che ci si aspetterebbe dall'autore di "Osci". Più volte ho infatti ribadito, che quel disco, che resta tra i più importanti prodotti nell'ultimo decennio, e non a caso il tempo mi ha dato ragione, era un lavoro talmente alto, altro e profondo da perdere la connotazione coi tempi, con le scene, con i luoghi e restare eterno, immutabile e rimanere ferocemente cieco e felice di questo suo candore. Questo doppio, nella mia discografia immaginaria, è quel disco che, studiando le possibilità di evoluzione rispetto ai lidi inseguiti dal duo, sta per entrare in un nuovo codice, a metà tra i Popol Vuh, la nuova musica stellare e cosmica orfana di Flying Saucer Attack e forse un nuovo inizio di Kraut Rock non più fatto con strumenti ma con il laptop. Due dischi assolutamente consigliati.


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Data Recensione: 5/6/2007
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 Archivio dell'anno 2007 ...

`Reflect´  

`Women Take Back The Noise´  

`Gyre´  

`Flow´  

`…et les fleures éclosent à l’ombre´  

`Esperanto´  

`Zoo´  

`South Of Me´ // `For Alan Lomax´  

`Living In A Pixel´  

`A Swampadelic Blessing of Downtown SF, The Offial Bootleg´  

`Eco e Narciso´  

`Pioneer´ // `Tayutafu´  

`YC´  

`A Constant Migration [between reality and fiction]´ // `Nostalgia´ // `Fave Quotidiane´  

`New Rap´ // `Yaranaiga Dekinaikotoni Natteyuku´  

`Stots´  

`Wolfarth´ // `Drum Drama´  

`Some Thoughts About Shkrang!´  

`Warp Works & Twentieth Century Masters´  

`Bad Ground´  

`To Play – The Blemish Sessions´  

`Rational Melodies / Bedtime Stories´  

`Dreams Interrupted – The Bewilderbeat Years 1978-1980´ // `Stepping Out Of Line – The Anthology´  

`Lighting Ghost´  

`A Guide For The Perplexed´  

`Idyll EP´  

`Monolith´  

`In Reverie´ // `The Album’  

`Separate Chambers´  

`Talibam!´ // `Hungry Hungry Hemispheres´  

`Do Not Destroy´  

`Riverboat Styx´  

`One Way Ticket´  

`Piume che cadono´  

`Commuting Between The Surface & The Underworld´  

`The Shipwreck Bag Show´ // `Phonometak Series 1´  

`Triadic Memories´  

`Unjust Malaise´  

`Gold Sounds´  

`The Owl’s Map´  

`Nomtom´  

`Spellbound´  

`Ziu Zau´  

`SuperTexture´  

`Zweierlei´  

`The other side of this´  

`Into The House Of Slumber´  

`Same Place Different Weather´ // `Beau Chien ´  

`Bespoken´  

`Two’s Days / Tuesday´  

`The Restless Fall´ // `Don Quiból´  

`MiniDisc. only 3cd´ // `Three Compositions´  

`Fragile Touch Of The Coincidence´  

`La Stanza di Swedenborg´  

`Rien, Merci´  

`Ys´ // `A Wolf In Sheep’s Clothing´ // `Melody Mountain´ // `Ephemeral´  

`Paint lines on your glasses look up at the stars and play them as notes´  

`March(e)ingegno Sonoro´  

`Telegraphy By The Sea´  

`Now´ // `Crap´  

`Un Son Peut En Cacher Un Autre´  

`Rollerball´ // `Sitespecific for Orange Squirrel´  

`A tavola con il principe´ // `Split´  

`L’ocelle mare´  

`Between´ // `Love Me Two Times´ // `The Issue At Hand´  

`Sweet Noise on the Sofa´  

`Storm´ // `Jessamine´  

`In The Context Of´  

`The Indeterminate Existence´ // `Luggage´  

`Night Dancers´  

`Incurable ep´  

`It Is Freezing Out´  

`Horizontal Mover (Homage To Alvin Lucier)´  

`Secluded´  

`Antiguos Dólmenes Del Paleolítico´ // `Tape Works´ // `Kokura´  

`Fauxpas´ // `A Direct Sensuous Pleasure´  

`Don Luiggi ed altri canti a-sociali´ // `At Go Go´ // `fRr(r)´  

`The Boy Who Floated Freely´  

`I Love Machine´  

`8 x 8´  

`SAN´  

`Watch Me Getting Back The End´  

`Live At The Satyricon´  

`Toygopop´  

`Study´  

`Ex Æquo´  

`Michigan And Arcturus´  

`52 songs for 52 weeks part 1/4´ // `Winterland´ // `Norfolk Motel´  

`Sonitus 2006´  

`Plasma Expander´  

`Unfolk´  

`Sacred Ground´ // `Snug as a Gun´ // `We Are Not Obstinate Island´  

`Live! At Super Deluxe´  

`Radiorgasm´  

`Beato colui che sarà visto coi tuoi occhi – Oropa in sogno´  

`Les danseurs de la pluie´ // `5 Rimbaud 1 Verlaine´  

`Classic Erasmus Fusion´  

`First Aid Kit´  

`Universal Prostitution´  

`Coincidenza´  

`In Transmediale´  

`The Outstanding Story of Mr. Mallory´  

`Lemming´  

`Eyes Set Against The Sun´  

`Dog Series 1-12´  

`Sintesi da un diario´  

`Mainstream´  

`Vittorio Cane´  

`Polytone´  

`Nocturnal Emission 1st Flight´ // `Nocturnal E (Mix) Ssion 1st Flight´  

`Edit Sur Passage Avant Fin Ou Montée D’instrument´  

`Poste e telegrafi´  

`MKUltra´  

`Low Dinamic Orchestra´  

`Красота (Krasota)´  

`Bows’ Wind´ // `Bloom Inside Bloom Outside´  

`Get The People´ // `Long Play´  

`Spider Smile´  

`L.S.´  

`The Snow Abides´  

`Qualts art teex deleo´ // `Carne al fuoco´  

`Stars of the Lid and their Refinement of the Decline´  

`Il fiore della bocca´ // `Breath On The Floor´  

`Samsingen´  

`Inside-A-Sekt´  

`Muddy speaking ghosts through my machines´ // `The stones know everything´  

`Stof´ // `Thin Air´ // `Live at the Outpost Performance Space´  

`Schio | Duemilaquattro´  

`Here Comes The Skinny Roller´  

`Ipersensity´  

`Alejandra´  

`Monologue´  

`Musica per la lumaca più triste´  

`Split´  

`Tropism´  

`Mystère du Printemps´  

`Paramount´  

`Night Dawn Day (Music For George Romero)´  

`The Western Lands´  

`Something #1´  

`Earwash´  

`Coastal´  

`Love Is My Motor´  

`Fuzz Orchestra´ // `Non Io´  

`Action from the Basement´  

`Organ Eye´  

`Xaxapoya / Dead Voices in the Temple of Error´  

`Estamos En Todas Partes´  

`Offret - Sacrificio´  

`Goodbye Moonface´  

`Dialects´ // `This Is A Beat!´  

`Her Name´  

`Mantle EP´  

`Space Solo 1´  

`Stonewater´  

`76 Kilos Laughing´  

`Off´  

`Incantations´ // `Cruelly Coy´ // `Diffrazioni Sonore´  

`55:12´  

`After Dinner Black Out´  

`Words On The Floor´  

`Intents & Purposes´  

`Kielholen´ // `Fireproof In 8 Parts´  

`Live At Lab 12 - Part 1 Rev_Enf´ // `Live at Lab 12 - Part 2 Playing Other People - My Bundle Of Files´  

`Ti Tolgo La Vita´ // `The Scum Album´ // `Violent Potato´  

`Harpoon´ // `The Last Tree´ // `The Pirate’s Gospel´ // `Songs Whistled Through White Teeth´  

`Les Ondes Silencieuses´  

`Fat Fish´  

`Doctor´  

`Altered Realities´  

`The Sybian Sorority´  

`L’alba irradia l’inutile parola´  

`Identification With The Enemy: “A Key To The Underworld”´ // `Ku Klux Klowns´  

`To Seek´  

`L’Autre Cap´  

`Spots In The Sun´  

`Soundmatters´  

`Topophonic Models´  

`Девушки поют (Girls Sing)´  

`Tenno´  

`Re Worked Materials :: 1999 2002 ::´  

`Endless Night´  

`Tam-El´  

`The Tempest´  

`Camusi´  

`I luoghi del potere´  

`Short Walk with Olaf´  

`Un'estate senza pioggia´  

`Itinerant Labours´  

`Very Slow Disco Suite´  

`Cabaret per nulla´  

`C’è Ancora Vita Su Marte´  

`Testa Piena d’orche´ // `Attimo in un wormhole´  

`Look at Me´  

`Millenovecentosettantatre´  

`Six Twilights´  

`30.000 Feet Tarantella´  

`Live at the Cosmic Egg, 10.06.2000´  

`Swims EP´  

`Volcano´  

`Vor Feuerschlünden´  

`Stupid Love & Smart Laught´  

`Katodivaihe´  

`We Don’t Just Disappear´  

`Klima´  

`Je Dechire l'ongle aux criminels´  

`Wayward The Fourth´  

`Tromatic Reflexxions´  

`Dentro.´ // `Study On Babe Arcane Ethology´  

`Music Of Richard Lerman´  

`Mamono´  

`Yesterday Night You Were Slepping At My Place´  

`Aerial #1 #2 #3´  

`LAB 12 #2´  

`Still Living In The Desert´  

`Amateur´  

`Triptych Mirror´ // `Lineal´  

`Resistance Cruisers´ // `Rashaya´  

`Exposé´  

`Trees In The Attics (An Homage To Hundertwasser)´  

`Gestuelle du blue Tempo´ // `Journey Through The Shadow Of The Sun´  

`Aquarian Hymns´ // `Kaikki Mitäunohdin Sanoa´  

`Last Days Of The Sun´  

`The Green Morning´  

`Predictable point of impact´ // `#1´  

`Little Waves´  

`Polvere´  

`Electroacuousticquartett´  

`Baby Blue´  

`Part Monster´  

`Brainville 3, 16/06/2007, Paolo Pini, Milano´  

`Improbable Transgressions´  

`Faded on the Blowing of Winter´ // `The Frozen Seasons of Lisergia´  

`L’arte di sciogliere la neve´ // `La vita sociale´  

`Infinite Mind´ // `And I Pulled the Word ‘and’ From My Beard´// `Deadly Space Missions´  

`L’âme sûre ruse mal´  

`Steeljaguar for Rocket´  

`Radìs´ // `22:22´ // `Diario Acustico´  

`Empty Houses Are Lonely´  

`Journey To The Center Of Noise´  

`Eternal Castle´  

`Folk Cycles´ // `Marches Of The New World´  

`Reharsal Fakestry´  

`Metropolitan Meeting´  

`Fun From None – Live From No Fun Fest 2004 & 2005´  

`Three Rooms´  

`Sonorine´  

`Ex-perimento #5´  

`Ovary Lodge´  

`Trunkeret & Ikonisk´  

`The Missing Tapes´  

`Encomiast´  

`Aube Noire´  

`Echoes of The Whales´  

`Geneva in neve´  

`Chasms´  

`Sator´  

`Musicamorosa´  

`Uno´  

`de - tour´  

`August´  

`La peggior mezzora della vostra vita´  

`Rainy Days´  

`Meet the Bolton's´  

`The Beatlerape´  

`Live & Replayed´ // `Semisferi´ // `A Herdsman’s Life´  

`Conditions For A Piece Of Music´  

`Big Dig´  

`Sky Diary Edits´  

`Birds Of A Feather´  

`Drunken Forest´  

`At Your Service´  

`Holler´  

`Urania´  

`Walking into Sleep´  

`Tessuti – Paolo Angeli Plays Frith & Björk´ // `Mats Gustafsson / Paolo Angeli´  

`Plus vite que la musique´  

`The Séance At Hobs Lane´  

`8 Saisons à l’hombre´  

`Mount A´  

`Nei Paesi Novembre È Un Bel Mese Dell’Anno´ // `Era Notte A Sud´  

`Brevi Momenti di Presenza´  

`La chiave del 20´  

`We Are All Pan's People´  

`Sound Sculptures´  

`Strawberry Jam´  

`Arpe eolie / Arpe eolie And Other Useless Things´  

`Growing´  

`Ancient Silence´  

`The Black Wood´ // `Axes´  

`Oh! You are so naive!´